"Non incarcerate il nostro crescere"


Pubblicato il 22.09.2005 in Eventi

10.000 cocainomani rivoltisi ai servizi ''sono solo la punta dell'iceberg''. Cannabis, ''la droga con meno rischi''; alcool ''grande sottovalutato''. 14.500 tossicodipendenti in carcere. Grosso (Gruppo Abele) analizza i consumi in Italia

"Non incarcerate il nostro crescere" è il nome del cartello di organizzazioni ed enti pubblici e privati del campo delle tossicodipendenze, riunite oggi a Roma per porre al Governo le proprie richieste. Ne fa parte anche il Gruppo Abele. Il suo vicepresidente, Leopoldo Grosso, chiede ai piani alti della politica più risorse per pianificare nuovi interventi in risposta ad un mondo, quello delle droghe e dei consumatori, in rapida evoluzione. Se una volta erano in maggior numero i tossicodipendenti da eroina a rivolgersi ai servizi, nel 2004 ben 10.000 cocainomani si sono presentati nei ser.t. Per Grosso "si tratta solo della punta dell'iceberg". Dietro ci sono tutti quelli che ne fanno un uso saltuario, o un abuso non necessariamente problematico. É una popolazione integrata, giovane, con un lavoro e un buon reddito. Di cocaina se ne trovano due tipi sul mercato, una molto costosa per le élite, ed una poco pura e a buon prezzo per le masse. La cocaina viene perlopiù sniffata. La fumano - crack - i consumatori che vivono nell'emarginazione e nella povertà. Tra gli eroinomani cresce invece l'assunzione della cocaina in iniezione. Il che pone un problema sanitario. Data la scarsa purezza del prodotto venduto in strada, e quindi la brevità del suo effetto, i consumatori possono farsi anche 20 iniezioni al giorno. Il che significa avere bisogno di 20 siringhe pulite. Non è un caso che tra questa popolazione si misuri un ritorno di crescita dei tassi di infezione da Hiv per lo scambio di siringhe usate. Un capitolo a parte spetta ai trattamenti metadonici di mantenimento, 65.000 circa in Italia nel 2004. La letteratura scientifica prova che se il trattamento col metadone non è affiancato da un trattamento sociale e psicologico fallisce nel 50% dei casi. Ora è evidente che "se le risorse economiche diminuiscono per i tagli alla spesa sociale, aumentano in egual misura i trattamenti esclusivamente farmacologici".

Tra i più giovani cannabis ed ecstasy sono le sostanze psicoattive più consumate. Almeno la metà dei ragazzi italiani frequentano le discoteche e qui vengono in contatto con l'ecstasy. Il 25% di essi l'ha provata o la assume regolarmente, contestualmente al divertimento e allo sballo. In questo come in altri casi "non si può parlare di dipendenza, ma occorre riflettere sul consumo ed intervenire con interventi di prossimità e di prevenzione, d'informazione sul consumo". Ed è necessario anche "l'introduzione del test rapido per le sostanze. Le pasticche del sabato sera sono spesso fabbricate in laboratori artigianali. Se un ragazzo si intossica e finisce all'ospedale, il medico deve poter sapere la composizione della pasticca che ha ingerito e del veleno che lo ha intossicato, o è troppo tardi". Per quanto invece riguarda la cannabis "è la droga che presenta minori rischi". Il suo consumo è diffusissimo tra i giovani e meno giovani e deve costituire semmai non tanto un problema penale quanto piuttosto un problema di carattere sanitario. "Auspicabile" un suo utilizzo per fini terapeutici.

L'alcool? Leopoldo Grosso non tentenna: "É il grande sottovalutato". Le vittime per patologie correlate all'alcolismo sono le più numerose e l'alcool è la principale causa degli incidenti stradali. Grosso propone "una riduzione degli orari di vendita di alcolici, controlli più rigorosi sulle strade ed un maggiore investimento educativo".

E di investimenti ha bisogno anche il carcere, che - conclude lo psicologo - "garantisce il reinserimento lavorativo a fine pena solo al 2,5% dei 14.500 tossicodipendenti detenuti, favorendo così l'instaurarsi di circoli viziosi di recidività". 


Autore: Gabriele Del Grande
Fonte: Redattore Sociale