''Mai più bimbi in carcere''


Pubblicato il 28.07.2005 in News Sociale

Una proposta di legge per dare una risposta concreta ai problemi delle detenute madri con figli minori: l'ha presentata nei giorni scorsi alla Camera l’onorevole Marcella Lucidi con il collega Buemi.

Una proposta di legge per dare una risposta concreta ai problemi legati alla condizione delle detenute madri con figli minori: l’ha presentata nei giorni scorsi alla Camera l’onorevole Marcella Lucidi con il collega Buemi. “Mai più bimbi in carcere, la legge deve essere approvata al più presto con l’impegno condiviso di maggioranza e opposizione”, ha dichiarato Lucidi, della Commissione Giustizia e presidente del comitato per la giustizia minorile Camera dei deputati, affermando: “Nulla può giustificare la permanenza di un minore dietro le sbarre, dunque: devono essere realizzate case-famiglia protette; dev'essere permesso alle madri detenute di potersi prendere cura dei loro figli in caso di malattia o di ricovero ospedaliero; deve essere rivista la norma della Bossi-Fini che prevede l'espulsione a fine pena per madre e figlio senza considerare il percorso di recupero della prima e l'avvenuto inserimento del bambino. “Spesso la detenuta madre tipo è una donna proveniente da ceti molto poveri o comunque immersa in una cultura di microcriminalità che ha, seppur giovane, nel suo curriculum più di una condanna penale – recita la pdl -. Impedire concretamente a una grande maggioranza di madri la possibilità di vivere la propria maternità fuori dalle mura degli istituti penitenziari significa da una parte ostacolare un processo di riabilitazione per la donna, dall’altra opporsi a che i bambini vivano la loro età in un ambiente sicuramente più confortevole rispetto a quello carcerario e più idoneo per la loro crescita psico-fisica”.
Il fulcro della proposta è l’ideazione e realizzazione di case-famiglia protette: strutture che, "a fianco della sicurezza, prendano in esame anche la necessità dei bambini e che ne garantiscano un sano sviluppo”. Allo stesso tempo si vuole consentire alla madre detenuta “di poter accompagnare il figlio qualora questo abbia l’esigenza di essere portato al pronto soccorso o in caso di riconverte”. Infine l’articolo 6 propone norme per contrastare “una sorta di automatismo del decreto di espulsione. Molti giudici ormai emanano questo provvedimento unitamente alla pena detentiva o al termine dell’espiazione della pena – osservano i relatori della pdl -. Nell’uno e nell’altro caso non si tiene in alcun modo conto di un eventuale percorso di risocializzazione estremamente positivo compiuto dal detenuto o, se si tratta di detenute madri, che i loro bambini, nati in carcere o comunque che hanno percorso nell’istituto gran parte della loro breve vita, conoscono solo la lingua e la cultura italiana”. La proposta prevede invece “una valutazione” personale al termine dell’espiazione della pena e allo stesso tempo intende riconoscere la possibilità di avviare l’iter per l’ottenimento del permesso di soggiorno. Si vuole anche prevedere un permesso di soggiorno per i figli stranieri di detenute in Italia “per poter ottenere il ricongiungimento e poter assicurare la continuità nella formazione psico-fisica del minore”.

 

Redattore Sociale


Autore: Lab