L’incidenza della povertà aumenta con il numero dei figli.


Pubblicato il 05.10.2005 in Eventi

8 famiglie su 100 sono "quasi povere'': sempre più labile il confine tra chi è povero e chi non lo è. II° rapporto dell'Osservatorio del Ministero del welfare, presentato domani a Bologna. 

È il dato più forte che emerge dal secondo volume del rapporto su “famiglie e politiche di welfare in Italia” curato dall’Osservatorio nazionale sulla famiglia del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. I risultati delle ricerche saranno presentate a Bologna, domani, nel corso del “Congresso europeo su famiglie, interventi di welfare e sussidiarietà”. La povertà italiana continua ad essere concentrata soprattutto al Sud, dove, nonostante non manchino segnali di miglioramento, la percentuale di famiglie povere resta doppia rispetto alla media nazionale. Le famiglie più vulnerabili sono quelle con  tre o più figli e  quelle composte da almeno due anziani. In Italia, come in altri paesi europei, la  diffusione della povertà tra i minori sta superando quella tra gli anziani. Un trend preoccupante che – si sottolinea nel rapporto- richiede una moltiplicazione degli interventi volti a prevenire le fonti di disagio giovanile.   Le stime relative al 2003 parlano di 2 milioni e 360 famiglie, il 10,6% del totale, che vivono in una condizione di povertà relativa. Tra queste 900mila,  circa di 2 milioni e 800 mila persone, sono risultate a rischio di povertà assoluta. Rispetto all’anno precedente le famiglie povere sono diminuite ma il loro livello di povertà è aumentato.

Uno dei fattori che più incide sulla condizione di povertà è la mancanza di lavoro, soprattutto se chi è in cerca di occupazione e la persona di riferimento per il sostentamento dell’intero nucleo familiare. Avere un lavoro non è comunque sufficiente per essere al riparo dal indigenza, determinante in questo senso sono il tipo di lavoro e il reddito che ne deriva. Il rischio comunque diminuisce nelle famiglie con almeno due percettori di reddito. Ma c’è anche un altro elemento da tener presente: la labilità dei confini che separano chi è povero da chi non lo è. Un fattore che spinge l’osservatorio ad indicare una fascia di “famiglie quasi povere”: quelle che, pur non essendo al di sotto della soglia di povertà, hanno livelli di spesa molto vicini a quelli dei nuclei familiari classificati come poveri. In Italia queste famiglie sono otto su cento. Un altro dato interessante riguarda la “percezione di povertà” da parte di individui e famiglie: la povertà soggettiva risulta sensibilmente inferiore a quella oggettiva. La situazione appare, però, rovesciata al Nord dove le famiglie che si autodefiniscono povere sono più di quelle ritenute tali sulla base dei parametri utilizzati dall’Istat. I numeri confermano che nelle regioni più ricche il sentimento di deprivazione relativa risulta più  alto per due motivi: aspettative più elevate e costo della vita superiore alla media nazionale.  I dati mostrano la necessità di adottare nuove politiche a sostegno delle famiglie, rivolte soprattutto alle famiglie con  più figli. Occorrono innanzitutto interventi tesi ad evitare che la presenza dei figli sia fonte di povertà. Le esperienze passate dimostrano che i più efficaci sono quelli che mirano a potenziare i servizi venendo incontro alle esigenze dei  genitori che sempre meno, di fronte alla nascita di un figlio, possono permettersi di uscire dal mercato del lavoro. 


Autore: Francesca Mozzi
Fonte: Redattore Sociale