Le famiglie straniere accolgono i minori: parte l'affido omo-culturale


Pubblicato il 19.09.2007 in Progetti

Il progetto ''Aggiungi un posto a tavola!'' promosso dal Comune di Genova, dall'Arci e dalle associazioni di immigrati è finalizzato a creare una rete di aiuto anche solo per qualche ora al giorno. Si inizia con quaranta bambini seguiti.
 
Costruire una rete di famiglie straniere aperte all’affido di minori della loro stessa cultura, per accoglierli anche solo per qualche ora al giorno. E’ l’obiettivo del progetto “Aggiungi un posto a tavola!”, promosso da Arci Genova e Cooperativa sociale La Comunità, in partnership con l’associazione marocchina Al Mohammadia, il Centro culturale islamico e il Coordinamento ligure donne latinoamericane, in collaborazione con il Comune.

“Il progetto – spiega Silvia Melloni, dell’Arci Genova - nasce dall’osservazione del fatto che le famiglie straniere si sostengono a vicenda, sia in Italia sia nei paesi d’origine, ma in maniera informale, non riconosciuta. Da parte sua, il comune di Genova prevede già una forma innovativa di affido basata sulle pratiche di buon vicinato e accudimento e non sulla residenzialità. Nonostante questo, i servizi sociali vengono visti come una realtà negativa che squalifica la famiglia, come ‘quelli che portano via i bambini’”. Il progetto si inserisce quindi in questo punto di intersezione, per far avvicinare le famiglie straniere e il comune, impegnati nella stessa direzione: occuparsi dei minori stranieri e aiutare gli immigrati in difficoltà. La presentazione si svolgerà domani alle 11 nello spazio Informagiovani, alla presenza dei consoli di Bolivia, Ecuador, Guatemala, Perù, Rep.Dominicana, Tunisia, Uruguay. 


“Il pensiero nuovo – continua Silvia Melloni – è che in questo caso gli stranieri più integrati vengono considerati una risorsa per la società, mentre di loro si parla spesso come oggetto di interventi legati alla sicurezza, alla prevenzione. E poi crediamo che i bambini siano facilitati se vengono seguiti da una famiglia che parla la loro stessa lingua, che ha le loro stesse tradizioni, che mangia lo stesso cibo. In pratica le famiglie assumono la funzione di mediatrici culturali. All’inizio partiremo con casi molto semplici, se poi il progetto andrà bene, passeremo alla fase dell’affido residenziale. La nostra previsione è di arrivare tra i quaranta e i cinquanta bambini seguiti”.

Progetti simili esistono anche a  Milano, Torino, Verona, Piacenza. Ma quello di Genova ha una particolarità: la partnership in fase progettuale con le associazioni di stranieri. Per sei mesi si sono svolti incontri tra tutti i partecipanti che hanno portato alla stesura degli obiettivi. Le riunioni sono servite a superare resistenze, pregiudizi, paure. “Il comune di Genova si occupa di affido da trent’anni, ma ha dovuto aprirsi al confronto con l’esperienza degli stranieri”.


Allo stato attuale, il progetto prevede l’inizio, a ottobre, del corso di formazione per le famiglie che consiste in otto incontri. I corsi saranno due: uno per le famiglie di origine araba e musulmana e un altro per le famiglie latinoamericane. Le famiglie che alla fine del corso si renderanno disponibili avranno un confronto con l’Ufficio Affidi e a ciascuna sarà assegnato un educatore. Il corso sarà ripetuto l’anno prossimo. Il progetto è sperimentale, sarà un laboratorio finalizzato alla costruzione di un servizio stabile. La conclusione è prevista per la primavera del 2009 con un convegno nel corso del quale sarà istituito un tavolo di confronto a livello nazionale. Il progetto, finanziato dalla Fondazione Vodafone, ha ricevuto il contributo e il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Genova. 
 

Redattore Sociale