Genova Cornigliano: da mensa sociale a take-away


Pubblicato il 29.03.2020 in News Sociale

A Cornigliano la mensa sociale si reinventa mensa da asporto per far fronte alle conseguenze del Covid-19 e all'emergere di nuove povertà

Le settimane passano e gli effetti del lockdown imposto dal Governo per contenere il contagio da COVID-19 si fanno sentire nel bene – con il calo dei malati – e nel male, con l’emergere di nuove povertà. Questa definizione ha accompagnato il discorso sul disagio sociale negli ultimi anni, anche quando quelle cosiddette “nuove povertà” si erano già radicate, erano diventate endemiche, per rubare un termine alla medicina. 

A ben vedere, quelli che dopo un mese di blocco della maggior parte delle attività economiche cominciano ad affacciarsi agli Help Center della rete ONDS, come ci racconta il caso di Genova Cornigliano, non sono neanche loro del tutto “nuovi poveri”: sono coloro che vivevano in bilico, tra la soglia di povertà relativa e quella assoluta, o coloro che vivevano del loro lavoro al limite della sopravvivenza mensile: italiani tanti e altrettanti stranieri, quelli che non hanno niente da parte, perché mandano alle famiglie nei paesi d’origine ogni centesimo non strettamente necessario. 

Al centro di Genova Cornigliano, la mensa che serviva 70 pasti al giorno si è riconvertita – è ammirevole lo spirito di quella città e dei suoi abitanti – in mensa da asporto, servendo comunque pasti caldi ai tanti utenti storici e ai molti che adesso faticano a comprarsi o a trovare da mangiare.

Per la prima volta in tanti anni, infatti, torna a farsi urgente il tema del cibo per le persone senza dimora. In Italia dar da mangiare agli affamati è un atto la cui validità è socialmente riconosciuta ed è, quindi, largamente praticato: pochi rifiutano di comprare una pagnotta a un mendicante, pochi bar di regalare un caffè o un panino, pochi ristoranti di condividere il cibo avanzato; mense sociali, parrocchiali, distribuzioni da parte di volontari hanno sempre garantito il sufficiente, spesso anche di più. Nell’ultimo mese si sono giocoforza rarefatti i dispositivi di assistenza organizzati ed è sparita del tutto la rete di solidarietà di bar e ristoranti. Ultimamente purtroppo anche nelle stazioni. Non per niente il Forum del Terzo Settore ha proposto la “spesa sospesa”, perché solo più i supermercati restano per trovare di che nutrirsi.

Ancora di più colpisce l’allargarsi del numero di chi non sa come procurarsi da mangiare a tanti che fino a febbraio vivevano del proprio lavoro e che oggi devono dipendere dalla solidarietà: uscire, letteralmente, a cercare qualcuno che offra loro del cibo, perché i soldi per comprarlo sono finiti.

La risposta dell’Associazione Soleluna e dell’Help Center di Genova Cornegliano ha giustamente l’onore delle cronache ed è di stimolo anche agli altri centri ONDS che hanno trovato modi simili per rispondere al nuovo bisogno, così come quelli che hanno altre specificità: dall’accoglienza notturna, all’orientamento, all’advocacy per i diritti minimi delle persone senza dimora. 

Insieme a Ferrovie dello Stato Italiane e all’ANCI, l’ONDS è in prima linea per risposte a questa inedita emergenza e sarà in prima linea per affrontare quella imminente, che tutti speriamo il più contenuta possibile, ma i cui tratti si mostrano ogni giorno più chiari. Servirà essere creativi e riscoprire il valore sociale della collocazione strategica degli Help Center nelle stazioni, che torneranno presto ad essere luoghi di partenze e ripartenze.  


Fonte: Onds

Allegati